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venerdì 5 maggio 2017

Oggi, 5 maggio, è la giornata mondiale dell'ostetrica 

e noi di Nascere Insieme abbiamo molto da festeggiare.


Festeggiamo anzitutto le "nostre" quattro ostetriche e la loro scelta di dedicarsi alle donne.
Festeggiamo Alessia, formica operosa, che con silenzio e umiltà tesse relazioni e custodisce attese e incontri, trasmettendo sicurezza e insieme riempiendoli di dolcezza.
Festeggiamo Federica che ha seguito la sua curiosità andando lontano e che costantemente ci torna vicino, regalandoci l'entusiasmo per il suo lavoro, anche quando questo la mette in discussione.
Festeggiamo Francesca che ha da poco iniziato a vivere il doppio ruolo di mamma-ostetrica, con la ricchezza e la profondità che trapelano dal suo sguardo e dalle sue parole.
Festeggiamo Laura, che dovunque si trovi, si tratti di una sala parto, una sala da pranzo o una sala macchine di una nave in soccorso ai migranti, porta la sua passione e la grandissima competenza, senza mai chiedere nulla in cambio.
Festeggiamo il fatto che molte di loro hanno accompagnato molte di noi nei momenti più importanti delle nostre vite di madri e padri. Affrontando spesso grandi sfide con noi e per noi.

Festeggiamo le ostetriche libere professioniste che sono disponibili ad "arrampicarsi" fino alla punta della nostra provincia per assicurare, a chi la desidera, la possibilità di dare alla luce il proprio bimbo tra le mura di casa.

E poi festeggiamo le ostetriche e gli ostetrici della nostra azienda sanitaria. Quelli ospedalieri e quelli del territorio. Presenza preziosa, risorsa importante. Festeggiamo la loro professionalità, i bei ricordi che hanno saputo lasciare, ma soprattutto le scelte che hanno compiuto e stanno tuttora compiendo in direzione di un sostegno pieno e rispettoso alle donne e alle famiglie.

E infine festeggiamo tutte le ostetriche e gli ostetrici. Quelli che conosciamo e quelli che non conosciamo.
Festeggiamo tutte le ostetriche (femminile inclusivo!) amiche delle donne, custodi della buona nascita, compagne di strada dalla prima goccia di sangue mestruale fino alla menopausa. Ma spesso anche un po' prima e un po' dopo!


sabato 7 maggio 2016

Ma quanto mi costi? I costi ambientali della nascita di un figlio.


Grande successo per i festeggiamenti della Giornata Internazionale dell'Ostetrica, quest'anno anche a Domodossola. Assieme all'Assessore Salvatore Iacopino si sono analizzate le relazioni esistenti tra l'approccio ecologico e la naturalità della nascita. Il periodo sensibile che i genitori attraversano quando nasce un figlio è una risorsa importante per proporre ed ampliare tematiche ambientali. Queste analogie sono state esposte dall'ostetrica Laura Castellarin attraverso la presentazione che si allega, nella quale sono presenti numerosi link di approfondimento.




Programma "Ma quanto mi costi? I costi ambientali della nascita di un figlio"

Presentazione "Ma quanto mi costi? I costi ambientali della nascita di un figlio"

Rassegna stampa:

Anche a Domo un incontro per celebrare la Giornata Internazionale delle Ostetriche

“Ma quanto mi costi? A Domo convegno sui “costi ambientali della nascita di un figlio”

domenica 17 gennaio 2016

Il rischio e i suoi antidoti



Ho dedicato alcuni mesi a questo libro perchè ho voluto affrontarne la lettura una pagina dopo l'altra, rileggendo con la stessa attenzione ciò che conoscevo e ciò che non sapevo; è stato estremamente piacevole ritrovare nuove nozioni e qualche conferma scientifica alle sensazioni che ogni ostetrica ha. Non è facile per chi ama l'ostetricia (o meglio la midwifery), approcciarsi alla lettura di uno qualsiasi dei grandi classici sui quali ruota la formazione delle giovani ostetriche. Ogni collega ricorda la fatica di comprendere la meccanica del parto, iniziando da quel termine così lontano dalla realtà e complessità del “venire al mondo”. Mantenere l'attenzione su elementi tanto fisici, ha contribuito a spogliare la nascita dei suoi aspetti psico-sociali riducendola all'evento parto come condizione puramente biologica e riproduttiva, aumentando il tasso di adrenalina degli operatori. La paura dell'evento avverso ha offuscato il migliore antidoto che abbiamo a disposizione: la promozione della salute.

La lettura del libro “Fisiologiadellanascita – Dai prodromi al post partum” ha il grande pregio di recuperare ed unire sotto uno sguardo complessivo, tutti gli aspetti di salute che entrano in gioco durante la nascita. Esso riporta in fretta a quei moti che tante volte abbiamo vissuto vicino alle donne, recupera descrizioni dei cambiamenti del corpo che sembrano riemergere dall'epoca pre-industriale, restituisce il giusto peso alla qualità delle relazioni, ci proietta in avanti nell'universo ancora da esplorare della PNEI, riaccende e legittima la passione che ci ha condotte a scegliere di stare, sempre e comunque, là dove i bambini nascono, nella convinzione che ogni donna meriti di ricevere quanto di meglio l'ostetricia metta a disposizione della nascita.

Notevole la descrizione delle dinamiche d'equipe, di come i rapporti di potere possano costituire un elemento in grado di modificare l'assistenza, della solitudine necessaria, addirittura doverosa di chi non può fingere di non conoscere le implicazioni del proprio agire. Pagina dopo pagina emerge con forza il tema della responsabilità dei professionisti nei confronti della fisiologia, della resilienza come qualità irrinunciabile, della pazienza empatica, della lentezza, della fiducia e della capacità di stare. La fisiologia da evento possibile solo a posteriori, diventa materia plastica nelle nostre mani di ostetriche che hanno il dovere di saperla promuovere, proteggere e sostenere. Gli strumenti sono quelli che sempre sentiamo necessari ma che raramente vediamo riconosciuti nelle EBM quando queste vengano utilizzate come manuali di istruzioni per l’uso; fattori sottili che fanno la differenza tra una nascita e un feto che esce da un corpo; elementi fragili dell'assistenza, femminili, emotivi e per questo a volte ignorati ridicolizzati, liquidati come inutili coreografie, vengono legittimati da questo testo che dedica i due terzi delle sue 630 pagine, a ribadire come l'arte ostetrica esista ancora e, nonostante sia di più difficile misurazione, sia confermata nella sua efficacia, dalle evidenze. L'inganno della tecnologia come “cintura di sicurezza” dal quale è così facile lasciarsi sedurre, si dissolve e ci riporta ad altri valori: mani che sanno toccare, presenza che integra l’esperienza, responsabilità nel nostro ruolo di custodi; infine scienza che illumina l’agire, ultimo fondamentale tassello al quale spetta a noi dare un volto umano.

Temi quanto mai attuali in questi giorni di paura, proclami e tempestive mosse politiche. La tragedia che ha colpito cinque diverse famiglie è stata immediatamente utilizzata per insinuare che la scienza possa, da sola, salvare le donne. Pochi hanno osservato la difficoltà di comunicazione emersa da alcuni di questi casi, comunicazione per nulla favorita dalle dimensioni della struttura. Comunicare. Una disciplina umanistica che viene individuata come elemento in grado di incidere sulla salute. Ecco il nuovo paradigma: la sicurezza nel parto è prima di tutto conoscenza e continuità in un percorso di promozione della salute, la medicalizzazione da sola non salva nessuno, l’automatismo della clinica con migliaia di parti non è sempre desiderabile e protettivo. I numeri letti con la necessaria riflessione dicono questo: le piccole dimensioni di una struttura come la casa maternità con personale capace di riconoscere e proteggere la fisiologia, con una rete adeguata di servizi di supporto per gestire i casi che richiedono osservazione medica, è l’opzione migliore per tutte le donne sane che vivono una gravidanza normale. La vera sfida tutta da giocare è formare ostetriche in grado di sapersi muovere in un tale contesto. Educare alla normalità anche attraverso un libro che si spera di vedere utilizzato presto nei corsi di laurea e nella stesura dei concorsi.

Abbiamo ancora bisogno di ostetriche, di riflessione e filosofia, responsabilità e cura. La scienza non salva senza la nostra presenza di operatori capaci di fidarci della normalità.

Laura Castellarin, ostetrica.

martedì 11 agosto 2015

L'incontro - Come nasce una famiglia.

La Direzione generale ASL VCO ha autorizzato l'associazione Nascere Insieme ad acquisire delle riprese nel corso della nascita come collaborazione con il regista Angelo Loy di Roma per la creazione di un documentario sulla nascita. Due donne hanno già accettato e partecipato al progetto, ne cerchiamo altre con il termine di gravidanza entro il 30 settembre 2015.


Le future madri disponibili a collaborare verranno riprese in travaglio e parto, con telecamera fissa su cavalletto e inquadratura larga (niente estranei, solo personale sanitario) evitando immagini che possano offendere la dignità delle persone coinvolte. I filmati originali verranno consegnati ai genitori dopo la selezione di pochi minuti di scene utili, essi avranno la possibilità di vedere il prodotto finito prima della pubblicazione, autorizzando l'uso delle immagini con un consenso scritto.
Il film sarà presentato in anteprima assoluta il 24 ottobre a Verbania nel corso di un convegno organizzato dall'ASL VCO sui primi istanti di vita del bambino. Le coppie che accetteranno avranno a disposizione il servizio di accompagnamento dell'Associazione ovvero un'ostetrica dedicata in gravidanza, parto e primi giorni a casa per far si che ogni passaggio relativo alla nascita sia ben compreso e condiviso e che l'allattamento possa avviarsi nel migliore dei modi. Avranno la possibilità di essere presenti al convegno come ospiti dell'associazione.

Per informazioni contattate l'ostetrica Laura Castellarin 3492236073 laura.castellarin@gmail.com

Grazie a chi accetterà e a chi condividerà.

sabato 1 settembre 2012

Io c'ero. La nascita di Bianca Laura


Un anno fa di questi tempi non era neanche un’idea.

Quando l’abbiamo chiamata ha risposto subito e dal primo istante ho sperato e lottato affinché questa volta le cose andassero diversamente. Il cesareo per la nascita di Davide mi ha toccato nel profondo: non me lo aspettavo, non lo volevo. E’ una macchia di cui mi vergogno. Avevo bisogno di medicare la mia ferita e la nascita di Bianca me ne ha dato l’opportunità.


Ho cominciato ad informarmi sulle possibilità di un parto vaginale dopo cesareo pochissimo tempo dopo la nascita di Davide: questa possibilità mi ha dato il coraggio per pensare ad una nuova gravidanza.


Questa seconda volta è stato tutto più consapevole, mi sono goduta la gravidanza, sono stata felice e in forma, ho lavorato tanto. Ho iniziato subito il percorso di programmazione della nuova nascita che mi ha portato a trovare le meravigliose donne che mi hanno aiutato e sostenuto nel realizzare il mio sogno: le ostetriche e le amiche di Nascere Insieme. Ho trascorso i primi mesi a cercare un modo per partorire naturalmente, ho visitato qualche struttura, parlato con un po’ di ostetriche, ma non ho trovato la mia strada: sul territorio non ci sono valide organizzazioni di supporto, poche le ostetriche libere professioniste e nessuna disponibile per un VBAC, tantomeno fuori dall’ospedale. Ma in ospedale non ci volevo più andare. Così il destino e un’ottima consigliera mi hanno portato nel cuore del Piemonte a trovare quel che cercavo e da lì è iniziata l’avventura che ho tenuta nascosta ad amici, genitori e parenti, praticamente tutti.


Durante la gravidanza ci siamo incontrati più volte, qualche volta da loro, qualche volta da noi, ci siamo conosciuti; già dopo il primo incontro anche Stefano era completamente convinto.


Il 14 giugno 2012 Bianca è nata nella nostra casa ad Arizzano, il cuore della nostra famiglia, accompagnata dai nostri angeli custodi che hanno saputo vegliare su di noi con discrezione e tanta, infinita, pazienza. Le ostetriche sono state vigili e presenti durante tutto il primo estenuante giorno di contrazioni, niente visite inutili, niente monitoraggio continuo, solo tanta umanità e poche sagge parole: “la tua bambina sa quello che deve fare e anche tu, vedrai. Ora puoi solo fidarti. Questa è ancora preparazione, il momento arriverà, abbi pazienza”. E così è stato: al termine del secondo giorno, dopo essere riuscita a riposare un po’ tra contrazioni sempre più rade, dopo una cena ristoratrice riscaldata dalla presenza di un’ amica preziosa, quando ormai pensavo che un altro cesareo fosse vicino, appena mi sono messa a letto le contrazioni si sono fatte più pressanti, mi sono alzata in piedi, ho perso le acque e di lì a poco il premito. Stefano ha telefonato alle ostetriche che si sono messe in viaggio. Io e lui abbiamo preparato di nuovo la stanza. Poi ho iniziato a perdere sangue: la famosa rottura d ’ utero che tutti paventano, abbiamo pensato; le ostetriche ci hanno rassicurato e ci siamo fidati, ancora una volta: la vasca era pronta, mi sono immersa e presto ho cominciato a spingere. Nel frattempo le ostetriche sono arrivate e dopo poche ore, nel cuore della notte, è arrivata Bianca. E’ nata nella nostra camera da letto, la stessa dove è stata concepita, nel buio di una notte quasi estiva, sostenuti da professioniste attente e discrete.


La prima immagine che mi torna alla mente sono i capelli della mia piccola che fluttuano nell’acqua, nell’ istante in cui apre gli occhi per la prima volta, ancora sott’ acqua, ancora prima di respirare, ancora in quegli istanti di limbo prima della vita extrauterina. Non sono felice, non sono stanca, sono tutta meraviglia e nei minuti, forse solo secondi, che seguono sono solo un’ osservatrice, non sono in grado di pensare nulla: guardo e ascolto ogni cosa cercando di fissare nella memoria il più possibile. Sono ancora nella piscinetta, ho la piccola in braccio, il cordone ancora attaccato e la sensazione di freddo mi fa uscire dalla trance. Mi sostengono per uscire dall’ acqua e sdraiarmi sul letto, sempre con la piccola in braccio che intanto ha iniziato a conoscere il mondo attraverso il mio seno, ma sto bene, sarei riuscita ad uscire anche senza aiuto forse. Seguono un po’ di riposo, mentre le ostetriche, api operose, svuotano e rimuovono la piscina; il secondamento di una placenta integra e perfetta che esce da sola appena mi metto in ginocchio; i punti; un’ allegra spaghettata ormai mattutina e poi tutti fuori per lasciare me e Stefano a meravigliarci del frutto del nostro amore.


E ’ stato tutto molto intenso, ma non concitato, ho visto tutto, ho sentito tutto e Stefano ha potuto partorire con me. Nessuno mi ha forzato a fare nulla, nessuno mi ha detto come spingere, né quando, in che posizione stare, la natura ha fatto il suo corso, non mi sono mai sentita in imbarazzo, ho mangiato, ho bevuto, non ho mai visto nemmeno un medicinale, nessuno mi ha inserito un catetere venoso “preventivo” , nessuno mi ha visitata ogni ora per valutare la progressione del travaglio: loro sapevano senza bisogno di vedere e io sono andata nella direzione in cui era naturale che andassi.


Poche ore di riposo e ci siamo rimessi in moto, nel frattempo le ostetriche avevano sistemato tutto e addirittura fatto partire una lavatrice. Mi sono alzata e sistemata e abbiamo chiamato familiari e qualche amico. Nel pomeriggio sono arrivati i nostri genitori con Davide che ha accolto la sorellina con entusiasmo e affetto.


Nei giorni successivi è stata tutta una festa: parenti e amici sono venuti a farci visita, con discrezione, e mentre al piano inferiore Stefano intratteneva tutti, si occupava che ci fosse cibo a sufficienza e si prendeva cura di Davide, al piano superiore io e le ostetriche ci prendevamo cura della piccola Bianca e di me stessa. La pratica del Lotus per le prime 48 ore ha facilitato che la piccola avesse un contatto esclusivo con me: nessuno ha osato prenderla in braccio con la placenta ancora attaccata!


Le ostetriche hanno continuato a seguirci quotidianamente sia telefonicamente che di persona per tutta la prima settimana e poi, assicuratesi che tutto andava per il meglio sia per me che per la bimba e che l’allattamento fosse avviato, a malincuore ci siamo salutate…chissà forse ci sarà un’altra occasione…


Ora tutti si complimentano con me per il coraggio, ma non mi sento particolarmente coraggiosa: ho solo ascoltato la mia voce interiore che mi diceva che sarei stata in grado di partorire e non mi sono fatta confondere da coloro che criticavano l’idea di un parto in casa. E ’ stato difficile, ho dovuto tenere nascosto tutto anche alla mia famiglia: non avrebbe capito. Questa per me è stata la parte più difficile, non il travaglio, non il parto, combattere la disinformazione e i pregiudizi di chi si è sentito in dovere di darmi consigli non richiesti, di chi mi ha terrorizzato con la famigerata rottura d ’ utero, un’evenienza comunque rara, il cui rischio è inferiore a quelli connessi con un taglio cesareo. Le mie ostetriche, loro sì che sono coraggiose ad offrire a donne come me una strada alternativa e le ringrazio con tutto il cuore.


Ringrazio Bianca per avermi dato il coraggio di andare avanti e per avermi insegnato che la natura fa il suo corso, ringrazio Stefano per l’appoggio incondizionato, ringrazio Francesca per la fiducia, ringrazio le amiche di Nascere Insieme per gli sforzi che stanno facendo per diffondere la cultura della consapevolezza e ringrazio la mia preziosa consigliera, di cui Bianca porta il nome, senza l’aiuto della quale sarebbe stato sicuramente tutto più difficile.

martedì 15 maggio 2012

VBAC Partorire dopo un cesareo

Il tasso di Tagli cesarei è oggi fortemente condizionato dal numero di cesarei ripetuti. La convinzione che un primo taglio cesareo imponga di dover partorire successivamente nello stesso modo è ancora molto diffusa. Nonostante le evidenze scientifiche sottolineino con forza l'importanza di affrontare un travaglio dopo cesareo, l'informazione trasmessa alle donne non corrisponde a quanto emerge dalla letteratura. Nascere Insieme vuole tentare di colmare questo vuoto informativo incontrando la popolazione e ascoltando la testimonianza di alcune donne.


lunedì 20 febbraio 2012

Ripartiamo. Con una nuova grande sfida: migliorare la nascita attraverso la consapevolezza dei genitori.
 
A presto.
 
LC
 
Multa non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus sunt difficilia.

(Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, ma è perché non osiamo che sono difficili)

Lucio Anneo Seneca